
Ci sono stoffe che pretendono di essere leggere perché sono sottili. Il sottile si strappa, luccica e si stanca. La leggerezza che cerchiamo è un’altra: una fibra con abbastanza corpo per cadere, e abbastanza aria da non farsi sentire.
La piuma è la maestra. È costruita perché sia la struttura stessa a portarla. Così deve essere un lenzuolo, un cuscino, una coperta: non meno materia, ma materia tessuta bene. Lino a fibra lunga, seta con memoria, cachemire compresso senza pesantezza.
La prima notte la stoffa ricorda ancora la piega. La quarta comincia a ricordare il corpo. Questa è la leggerezza: non l’istante in cui si toglie l’involucro, ma l’istante in cui l’involucro è del tutto dimenticato.
PLUMA si chiama così perché non dimentichiamo la misura. Se la stoffa chiede attenzione — è ancora troppo pesante. Se svanisce nel sonno — è arrivata.